Il 21 febbraio 2010 è stata aperta presso il Castello di Lombardia di Enna la mostra di 32 opere inedite di Renato Guttuso, ritrovate alcuni anni addietro presso la Biblioteca Comunale della città . La straordinaria vicenda di questo episodio viene narrata dalla Direttrice della Biblioteca stessa d.ssa Maria Sarrafiore e dal dr. Rocco Lombardo, ora Presidente del locale Comitato della Dante Alighieri nel volume-catalogo “Renato Guttuso a Enna” curato da Fabio Carapezza Guttuso, che è anche intervenuto alla cerimonia di inaugurazione della mostra. Per chi non ha potuto partecipare all’ evento, che ha attirato un pubblico eterogeneo e giornalisti da più parti dell’Isola, si riporta di seguito il testo integrale della citata “narrazione”:

Una scoperta in biblioteca  di Maria Sarrafiore e Rocco Lombardo

“Il ricorso a internet, il comodo accesso virtuale ai libri e la loro immediata consultazione ci stanno disabituando alle ben più fruttuose visite nelle biblioteche. E quando per motivi occasionali o per inveterate abitudini abbiano l’opportunità di frequentarle. Esse ci appaiono immerse in un’atmosfera austera che vecchie scaffalature, antichi volumi, rilegature di pregio contribuiscono ad incrementare miscelandola ad un impalpabile fascino che incute al contempo timorosa riverenza e brama di esplorazione.
E ci accorgiamo pure che al piacere tattile e visivo si accompagna istintivamente la riflessione che nella sala di lettura, adagiati su mensole e tavoli, chiusi in bacheche e scaffali, esposti in vetrine e su scansie sono custoditi proprio per noi in antichi documenti, agili opuscoli, tomi ponderosi, incunabili ingialliti, manoscritti scoloriti, tanti frammenti di vita, scrigni di memorie, scampoli di storia e di tradizioni, racconti di imprese e di avventure, tutti stillanti i sentimenti più vari. A ben pensarci, un patrimonio straordinario, prezioso, palpitante, pronto lì a metterci in contatto con fatti e personaggi di ieri che si materializzano innanzi ai nostri occhi emergendo per incanto dalle righe allineate delle pagine, dalle vivaci immagini illustrative, dai decorati capilettera, dagli armoniosi grovigli dei motivi ornamentali.
A volte, da questa consistente ricchezza spunta una sorpresa emozionante che porta alla luce tesori nascosti inaspettati, non solo di idee e concetti, di nozioni e consapevolezze. Succede ancor più, quando un lettore curioso e attento coinvolge nella sua indagine appassionata un addetto ai lavori dotato di esperienza e acume: ecco allora che le diverse motivazioni dell’utente e del bibliotecario, agendo all’unisono, possono giungere ad assegnare a vecchie carte, a documenti ingialliti, a disegni sbiaditi, a schizzi apparentemente anonimi , ben custoditi ma buoni solo a ispirarci un vago senso di gozzaniana nostalgia, una dimensione d’imprevedibile rilievo, capace di attribuire a quanto rinvenuto un più adeguato apprezzamento e di destinargli un ventaglio di fruitori più ampio.
Questa sorte benevola e impensabile è toccata a trentadue disegni a china di Renato Guttuso che, rimasti per oltre cinquant’anni chiusi in un vecchio armadio di una sala della Biblioteca Comunale ennese, un giorno escono dall’oblioso letargo e mortificante anonimato grazie ad una fortunata coincidenza, prevedibile solo se si pensa alla lunga e proficua collaborazione instauratasi tra Rocco lombardo, lettore assiduo e studioso del patrimonio artistico di Enna, sua città d’adozione, e la direttrice della centenaria istituzione, Maria Sarrafiore.
Anche in quegli ultimi giorni del settembre 1995 il tema della ricerca del Lombardo era diventato, grazie ad una complicità culturale ben assortita e sperimentata, argomento di conversazione, approfondimento e scambio di opinioni con la bibliotecaria che aveva appena tratto dallo scaffale il Lunario del contadino siciliano, edito a partire dal 1941, richiesto dall’utente per una consultazione necessaria ad una sua imminente pubblicazione su Nino Savarese (noto scrittore ennese).
Il discorso cade sulla collaborazione tra lo scrittore di Enna e il pittore di Bagheria, all’epoca l’uno redattore della rivista e l’altro autore di diverse illustrazioni in essa riprodotte, non firmate ma per lo stile inconfondibile agevolmente riconducibili all’Artista, la cui paternità del resto era chiaramente indicata nelle note editoriali. La presenza in Biblioteca, poi, di due oli eseguiti e siglati dal Maestro, di cui uno raffigurante proprio lo scrittore ennese e appartenente al “fondo” che Nino Savarese aveva donato con la moglie Maria Savoca alla città natale, la frequentazione tra i due artisti , durata a lungo e documentata anche da una presentazione approntata dal letterato al catalogo della prima personale del pittore allestita nel 1938 presso la romana Galleria della Cometa, alcuni dettagli aneddotici appresi dai congiunti superstiti del romanziere, ben noti ai due conversatori per motivi di studio e di lavoro e per l’occasione rievocati e commentati, fanno improvvisamente accendere una scintilla nella memoria della solerte bibliotecaria.
Sì, non ci sono dubbi: i disegni originali rientrano nel patrimonio della biblioteca, anonimi e trascurati, ma ben conservati tra i libri, le fotografie e i cimeli donati dalla famiglia Savarese. All’immediata istintiva emozione generata dall’inaspettato rinvenimento subentra la fredda razionale esigenza di trovare un indizio che testimoni la legittimità del possesso e confermi l’originalità dei disegni. Con ansia febbrile si consulta il documento più idoneo a fornircelo: l’atto con cui lo scrittore donava le prime edizioni delle sue opere, i carteggi, i manoscritti, il ritratto ad olio eseguitogli dall’amico Guttuso, gli album fotografici, alcuni cimeli. Con disappunto e delusione scopriamo che dei disegni non c’è traccia nè menzione alcuna! Ma il loro attento confronto con le illustrazioni contenute nei numeri della rivista usciti negli anni 1942-1943 non lascia adito a dubbio che siano autografi. Il convincimento della loro autenticità prevale sulla desiderata spiegazione della loro provenienza che, archiviata come un generoso dono del pittore all’amico o una doverosa restituzione dell’editore al responsabile redazionale, lascia esclusivo campo all’urgenza emotiva di condividere il piacere esultante del ritrovamento con gli estimatori del pittore, gli studiosi della sua opera, i cultori d’arte e soprattutto con la Città, cui si vuole mostrare il “tesoro” appena rinvenuto e prontamente custodito con maggiore cautela. La notizia è tempestivamente data ma la mostra subito entusiasticamente programmata, invece, per i tanti imprevisti sopravvenuti, tarda a realizzarsi.
Bisogna aspettare ben tre lustri perchè i disegni del Maestro, finalmente, grazie alla concomitanza di circostanze favorevoli, tra cui il vivo interesse dimostrato dagli Archivi Guttuso e la sensibile disponibilità offerta da Fabio Carapezza Guttuso, possano esser esposti al pubblico.
Con la loro rarità, bellezze e preziosità, incrementeranno il già dovizioso curriculum del celebre pittore, concedendo un ulteriore sicuro godimento estetico, ma pure forniranno agli ennesi un forte spunto di orgoglio invitandoli a riflettere che la Città è stata nel tempo un centro di fervida attività artistica e culturale e può, per i suoi prestigiosi trascorsi, meritatamente aspirare a rinnovarli. Grazie a Savarese, a Guttuso e, perché no?, alla lodevole pratica di frequentare più assiduamente la Biblioteca Comunale.”

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