Nel salone della Camera di Commercio, ad iniziativa del Comitato ennese della Società Dante Alighieri, mercoledì 15 febbraio 2012 alle ore 17,30, è stato presentato il volume “Euno, figlio della libertà” di Paolo Di Marco. L’autore, alla sua prima esperienza letteraria, giornalista pubblicista e funzionario dell’Ente Sviluppo Agricolo, è nato a Enna dove vive e lavora. Sposato con Cinzia Marchiafava, due figlie, si è laureato in Scienze della Comunicazione multimediale all’Università Kore di Enna e cura, dal 1985, la pagina di cronaca politica locale sul Giornale di Sicilia.

Euno è stato un personaggio che rivestì un ruolo significativo nella storia della nostra città ed ebbe un compito rilevante nel campo dell’umano progresso, dando voce ai diseredati e agli emarginati in un’epoca, quella del I, II sec. a.C., contrassegnata dall’impietosa e innaturale distinzione tra liberi e schiavi. Egli, per alcuni storici, fu un ciarlatano, un millantatore, un buffone, uno spavaldo; fu, invece, un sostenitore dei diritti degli umili e un difensore degli oppressi, per tanti altri. Il suo gesto temerario porta molti di noi a spontanei sentimenti di apprezzamento, gli stessi che l’antico storico di Agira, Diodoro Siculo, fa trasparire nelle pagine che gli dedica, pur con lo sguardo rivolto ai Romani vincitori. Sull’esempio dello schiavo ribelle, tanti uomini e donne nel mondo, nei secoli futuri, hanno avuto ed hanno il coraggio e l’audacia di ribellarsi, rischiando anche la vita. Euno e i suoi seguaci affermarono quindi valori di libertà e giustizia, valori che in tutti i tempi hanno dato benefici frutti dimostrando che l’azione da lui intrapresa con intrepido ardimento, ma con esito sfortunato nelle contrade di Enna, ha dato un contributo notevole al progresso dell’umanità.
Di Marco, 
 nel suo libro, non si limita solo a raccontare la prima guerra servile, ma presenta gli avvenimenti inquadrati nel contesto storico in cui si verificarono, dando anche uno spaccato di storia dell’antica Enna e della Sicilia soggiogata dai conquistatori romani. “Per i siciliani, afferma l’autore, la sommossa ha rappresentato il primo vero e concreto no all’invasore qualunque casacca portasse, ma non ha avuto un seguito fortemente entusiasmante; quei cinque anni (135 – 132 a.C.) non sono stati testimoni di una semplice rivolta, hanno raccontato una vera e propria guerra di liberazione dalle catene”. Infine conclude che “i ribelli lanciarono un messaggio preciso, immortale e che vale in ogni tempo per l’intera umanità: finché un solo uomo calpesterà questa terra la battaglia per la libertà e l’affermazione della dignità umana non sarà mai vana”.

Il libro, scritto come un servizio giornalistico, si legge con interesse e scorrevolezza. Oltre all’autore, all’incontro di presentazione del volume ha partecipato l’editore Emilio Barbera. 

Salvatore Presti

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